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Sito dedicato all'artista Irpino Carmine Palatucci che attraverso la sua arte ci parla della cultura, della natura e delle tradizioni della sua terra.

Storia

Il cattolicesimo

Prima della fine dell'impero di occidente, mentre la potenza romana lentamente decadeva, si veniva diffondendo la nuova religione, che al diritto del più forte sostituiva l'amore verso gli umili e gli oppressi, e stringeva gli uomini in un patto di fratellanza universale.
Non si può stabilire per mancanza di prove quando fu portato nella chiostra dei nostri monti il verbo, annunziante la buona novella ai miseri. Fatto sta che l'antico Tempio di Augusto fu trasformato in chiesa cristiana, e intitolata al nome di S. Pietro, come attestano le lapidi trovate in quei pressi. Pare che questa chiesa fosse sede vescovile e che da essa dipendessero le comunità  cristiane, che venivano sorgendo nei diversi villaggi della valle.

L'invasione dei Longobardi, che professavano l'idolatria a l'arianesimo, causò la distruzione delle chiese e la soppressione della probabile sede vescovile di Montella. Quando le prime chiese poterono riaprirsi, divennero un monopolio dei benedettini: le altre, a mano a mano che venivano risorgendo dalle rovine, e si riaprivano, o si edificavano di nuovo, dipendevano dal vescovo di Salerno. Da questa arcidiocesi, dopo la conquista normanna, si staccò un vescovado, la cui sede venne fissata a Nusco, uno degli antichi "castelli" del nostro municipio.

La ragione di tal mutamento di sede è ovvia, quando si pensa che il primo vescovo, S. Amato, era nativo di quel castello; che i beni della cattedra vescovile, siti in Montella , erano stati usurpati dai conquistatori, e che ai bisogni della nuova sede provvide largamente il vescovo novello, legando alla chiesa di Nusco per testamento il suo ricco patrimonio.

Ad ogni modo, la chiesa di S. Pietro di Montella potè conservare l'antico "parroco", che era proprio S. Amato, prima che fosse assunto alla nuova dignità. L'antica, chiesa, assai piccola, com'erano tutte quelle dei primi tempi, verso la metà  del 1700 fu diroccata, e trasformata in un'aia, da trebbiarvi il frumento, accanto al fondo, detto corte di S. Pietro e fu eretta una nuova chiesa nel rione Serra come descritto anche sul portone della chiesa stessa. DOM TEMP HOC UT ANIMAR CURAE CONSULERET ET RELIGIONI ZELO ANTISTITIS ET PAROCHIOR EX EXTRANEO LOCO HIC IN SS. PETRI ET PAULI HONOREM EXTRUCTUM A.D. MDCCLXXIX(affinchè si provvedesse alla cura delle anime e al culto religioso, per lo zelo del vescovo e dei parrocchiani, fu qui costruita in onore dei santi pietro e paolo in sostituzione di un'altra esistente fuori dell'abitato. Anno del Signore 1979).

Piccolissima era anche la cappella dedicata a S. Marco, la quale si può osservare nell'angolo nord-ovest della cinta murata della Civitas Montella, non lungi dal castello. Si vede bene che nè i primi cristiani erano molto ricchi; nè i Longobardi, che poi occuparono la civitas, curarono lo splendore e la magnificenza dei templi, anche dopo la loro conversione al cattolicesimo.

Non molto dissimili da questa dovevano essere le altre chiese, che sorgevano lassà¹, e che nella prima metà  del 1500 erano dirute: cioè S. Andrea, S. Giovanni del castello e S. Maria del Monte. L'altra chiesa di S. Martino, che ha lasciato il nome al colle, sito ad est del Monte, era già  diruta nei primi anni del 1400. Nonostante la loro piccolezza queste chiese, col loro numero, (erano cinque con 2 parrocchie) ci lasciano argomentare che dovevano servire a una popolazione alquanto numerosa, e non al presidio del castello, cui sarebbe stata più che sufficiente una sola cappella.

San Lorenzo
Non molto spaziosa doveva essere anche la parrocchia di S. Salvatore del Prato, sita nelle vicinanze di S. Pietro; anguste e povere dovevano essere, anche quelle di S. Croce e S. Stefano, site presso Montella-piccola, con l'altra, sita non molto lungi di là , dedicata a S. Sebastiano. V'è motivo di credere che queste, distrutte dai Longobardi, non fossero più risorte dalle loro rovine. Se fossero state in piedi, il vescovo S. Amato non avrebbe sentito il bisogno di edificare, per gli abitanti, che non sapevano ancora distaccarsi da quei luoghi la chiesa di S. Lorenzo, tra il 1080 e il 1093.

Di quel gruppo di chiese antiche potè risorgere solo S. Elia, già  diruta nel 1532, S. Vito, che esiste ancora, e conservarsi quella di S. Silvestro di Fondana e di S. Giovanni in Cocutiis, presso il castello della Rotonda.

Ma, prima che queste cadessero in rovina, a mano a mano ne sorsero delle altre, quando i longobardi si furono convertiti al cattolicesimo, e dopo che gli abitatori dei vici più vicini al capoluogo, sparsi per la campagna, non sentendosi abbastanza sicuri, vollero, conservando l'antica divisione, ripararsi nel sito, protetto dal castello e dalla civitas da un lato, e dagli altri dai minori fortilizi, o "torri", che ne erano i posti avanzati.

Di qui l'origine dei vari casali, ognuno dei quali ebbe la propria parrocchia; di qui la molteplicità  delle chiese con cura di anime (erano 11, comprese le due del Monte, S. Salvatore del Prato, S. Pietro, e S. Benedetto). Nove di queste, con altre cappelle d'importanza minore, furono da Leone X raggruppate nella Collegiata, in una specie di soggezione federativa: ma le antichissime, profonde divisioni fra casali e casali rimasero, e durano tuttora.


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