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I Sanniti
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| Il primo popolo che occupò la nostra regione furono i Sanniti. L'immigrazione ariana, proveniente per terra dal nord dell'Italia, si divise, appunto come la penisola è divisa dall'Appennino, in due rami, dando origine ai Prischi Latini e agli Umbro-Sabellici. |
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Gli Irpini
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| Gli Irpini avevano preso nome dal lupo, che in sannitico si chiamava irpus, e che era il loro animale sacro.
Una leggenda narra che il popolo Irpino avesse preso quel nome, per aver avuto a guida dell'occupazione del nuovo territorio un lupo. |
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Le tribù irpine
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| Alfellani, Atrani, Larinantes e Deculani erano le tribù irpine che occuparono le nostre terre. I nomi e le storie di queste tribù hanno dato i nomi a molte località di Montella e dintorno. |
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Montella Piccola
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| Le tribù irpine si riunivano in leghe parziali che avevano per centro un'altura, un luogo fortificato, dove convenivano per il mercato, per i sacrifici, per l'amministrazione della giustizia ed, in caso di guerra, potevano trovare un rifugio con il bestiame. |
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Irpini e Roma
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| Le Guerre Sannitiche, circa 50 anni di lotte, segneranno sia Roma, con le Forche Caudine, sia i Sanniti, con la loro sconfitta, ma instaureranno un rapporto di rispetto, tanto da concedere agli Irpini l'autonomia delle loro terre. |
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Fine dell'Irpinia
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| Gli irpini pagheranno a caro prezzo aver appoggiato Mario, nella guerra civile contro Silla, perdendo ogni diritto, patrimonio e, soprattutto, condizione giuridica. Era, ormai, giunta la Finis Hirpiniae. |
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Montella Romana
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| Nell'88 avanti Cristo gli Irpini deposero le armi e, l'anno seguente, ottennero la cittadinanza romana. I romani imposero le loro leggi e la loro amministrazione cambiando radicalmente la cultura e la storia dell'Irpinia. |
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Foro e Castello
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| Per gli abitanti della valle era necessaria una piazza, il forum, che fu costruita tra il Bagno e la Bollentina e contro eventuali sommosse irpine, i Romani, costruirono un castello a mezza costa del monte Sassetano. |
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Il cattolicesimo
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| Prima della fine dell'impero di occidente si veniva diffondendo la nuova religione, non si può stabilire quando fu portato nella chiostra dei nostri monti il Verbo. Fatto sta che l'antico Tempio di Augusto fu trasformato in chiesa cristiana, e intitolata al nome di S. Pietro. |
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Goti e Bizantini
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| Verso la fine del secolo V, l'Irpinia era controllata dai Goti, che ne furono padroni fino al 553, quando proprio in Campania, subirono sconfitte decisive ad opera dei Bizantini. |
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I Longobardi
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| I Longobardi, oriundi della Scandinavia, erano di razza germanica, e condotti dal duca Zotone, occuparono dopo Benevento, in breve tempo tutta la regione montuosa dalla quale hanno origine i due fiumi Sabato e Calore. |
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I Normanni
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| I Normanni, partiti dal mare del Nord, vennero in Italia come soldati di ventura. Montella cadde, tra il 1076 e il 1077, in potere dei Normanni, che la eressero in contea, retta da un vicecomite, che aveva gli stessi poteri del gastaldo longobardo. |
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Gli Svevi
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| Nel 1189, in seguito alla morte del re normanno Guglielmo II, scoppiò una guerra di successione, tra Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e marito di Costanza ultima discendente legittima degli Altavilla, e Tancredi, conte di Lecce, discendente illegittimo degli Altavilla. |
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Gli Angioini
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| L'Italia meridionale, sotto la dominazione francese, peggiorò le condizioni politiche e sociali delle nostre terre. Tasse ordinarie e straordinarie immiserivano le Università, che spesso non potevano far fronte al pagamento dei tributi. |
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Gli Aragonesi
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| Montella si arrese, nel giugno del 1441, ad Alfonso d'Aragona, che, l'anno seguente, era il sovrano di un vasto regno, che comprendeva, in Spagna, l'Aragona, la Catalogna, Valenza e le Baleari e, in Italia, il Napoletano, la Sicilia e la Sardegna. |
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Gli Spagnoli
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| Di tutte le signorie straniere la spagnola fu la peggiore: governanti avidi, rapaci; la pubblica amministrazione in sfacelo. Il popolo intristiva nella miseria e nell'ignoranza; i potenti vivevano nell'ozio e in un lusso smodato, insolenti con gli umili e servili con i padroni stranieri. |
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Montella Piccola
I consorzi gentilizi delle antiche popolazioni italiche
non vivevano isolati o indipendenti. Costretti a difendersi dagli aborigeni, (ed
anche dai primitivi invasori) si riunivano in tante leghe parziali, che avevano
per centro un'altura, un luogo forte, ove le diverse tribù convenivano per il
mercato, per i sacrifici, per l'amministrazione della giustizia, ed ove, in caso
di guerra, potevano trovare un rifugio col bestiame.
Per tal modo, era un sito di adunanza e di rifugio, e non una città , perché le
famiglie abitavano di solito nei villaggi, cioè nei pagi e vici.
È assai probabile che il sito, denominato ora Montella-piccola
o Castagne dei Preti, sia stata la fortezza comune delle tribù
vicine.
In primo luogo, ciò è dimostrato dal nome stesso, che, significando dapprima castella,
venne poi dall'uso trasformato in nome proprio.
Abbondano, in secondo luogo, elementi di varia natura, per dimostrare che in quella regione sia sorto un fortilizio nei tempi da noi più lontani.
Col nome di Montella-piccola
viene designato un colle, alto 957 m., gemello di quello del SS.
Salvatore, di soli tre metri più basso, con cui è unito alla base. Intercede
fra le due cime la valletta , detta Malte. Questo è l'estremo
contrafforte della formazione calcarea: declina, con pendio piuttosto ripido,
sul falso piano sottostante, formato di argilla.
A destra s'apre la stretta gola della Macera, da cui sbocca il
Lacinolo, sulle cui rive si avanza la via, o tratturo, proveniente
dal piano di Salerno per Montecorvino e Acerno; dal lato opposto, per una forra
non meno angusta, scorre il Calore, tra Ripomonte
e il colle del Salvatore.
Dal guado del Lacinolo, detto delle Pariti, sino al Calore, continua
il tratturo per la lunghezza di circa due chilometri.
Il sito era molto idoneo alla difesa, essendo protetto dalla natura ai fianchi e alle spalle, e ben fornito di acque e di pascoli. Sulla vetta del colle, munita da opere di sterro, si doveva trovare l'ultimo ridosso , da cui s'invigilava sulla campagna circostante.
Anche la base dei due colli, tra il Calore e il suo affluente, erano state poderosamente
munite da un lato con muri di terra e pietre, come denota il nome Pariti,
il cui valore , anche per altri esempi , non può esser messo in dubbio, e, verso
il Calore, da una linea di mura simili, rafforzate da torri di legno, come indica
il nome castella-piana.
I materiali, adoperati per tali costruzioni, ci spiegano abbastanza perché ora
non ne rimangano visibili vestigia: ma non è possibile pensare che i nomi di muro
e castello si diano a casaccio, e senza una ragione al mondo.
Il punto, in cui la via pubblica, dopo il guado del Calore, (attraversato poi
dal Ponte
della Lavandaia) entrava nella cinta fortificata, ha conservato il nome di
Tròcine; come a dire "torchio", o "stretta".
Inoltre, a brevissima distanza dallo stesso guado del Calore il tratturo, che
diremmo lucano-irpino, era intersecato dall'altro, che dalla Campania, per la
valle media del Sabato, menava alla volta della Puglia. Sicché, anche per questo
aspetto, il sito di Montella-piccola corrispondeva al suo ufficio di centro di
riunione.
Non è difficile spiegare
perché a Montella (dal latino mons e munio
che significa colle fortificato) fosse aggiunta poi la qualità di piccola,
e alla parola castella, di origine posteriore, l'altra di piana.
Ancora esistono i ruderi di un altro castello, che portò lo stesso nome, e fu
molto più grande e importante, perché ai suoi piedi si estese una civitas:
così, per naturale antitesi, fu qualificato come piccolo il sito
delle antiche fortificazioni; le quali furono dette del piano,
poiché le nuove, quelle cioè di Montella-grande, erano site sul Monte,
dove era il castello.
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