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Il Castello
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| Il carattere di costruzione nella parte più antica è peculiare dei Romani, anche se la struttura d'insieme viene assegnata ai Longobardi. Fu costruito per difesa contro eventuali sommosse irpine e richiamasse ad una prudente ubbidienza chi fosse tentato di attuare propositi di ribellione. |
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La Chiesa Madre Colleggiata
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| All'inizio del 1500 la popolazione di Montella era distribuita in undici parrocchie. Sembrò opportuno, per migliorare l'assistenza spirituale dei fedeli e la collaborazione tra i sacerdoti, riunire i parroci in un collegio con sede nella chiesa di S. Maria in Piano. |
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Madonna della Neve
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| Nel 1532, per la guerra e le malattie, al Monte non vi era più nessun abitante e nel 1554 il Capitolo cedette le chiese di S. Marco e di S. Maria, ormai non più elencate tra le parrocchie, al Monte di Pietà. Questo ente ricostruì più ampia la chiesa di S. Maria e vi edificò accanto il convento. |
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Il Mulino Comunale
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| Nel 1500, essendo fermo per guasti il mulino di Baruso, i cittadini dovevano andare a macinare in quello del Bagno, molto lontano dal paese. Per evitare questo inconveniente, nel 1565, l'Università ottenne di costruire un mulino comunale sul Fiume Calore. |
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S.S. Salvatore
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| Il Santuario del SS Salvatore è posto a 954 metri sul mare. È coronato da una superba cerchia di monti. I Montellesi scelsero quel monte perché esso ricorda il Tabor, il monte della Trasfigurazione. Ma inizialmente era situata nella contrada Prati, verso Monticchio. |
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San Francesco
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| Il privilegio concesso ai frati da Filippo d'Angiò è la prima notizia, storicamente documentata, intorno al convento.
Nell'inverno del 1221 San Francesco d'Assisi, di passaggio per Montella, si recò nel bosco di Folloni, per convertire i briganti. Calata la sera, trovò riparo sotto i rami di un elce, che sorgeva là dove sta ora l'altare maggiore della sua chiesa. |
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Palazzi Storici
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| Galleria fotografica dei Palazzi Storici a Montella, gran parte dei quali siti nei rioni di Garzano e Sorbo. |
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Chiese
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| Galleria fotografica delle Chiese a Montella, alcune delle quali bellissime e richissime che invitiamo a visitare. |
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Il Mulino Comunale
I Montellesi
erano obbligati a servirsi dei mulini del feudatario, il quale
esigeva i diritti di macinazione.
Nel 1500, essendo fermo per guasti il mulino feudale di Baruso,
i cittadini dovevano andare a macinare in quello del Bagno,
molto lontano dal paese. Per evitare questo inconveniente, nel 1565, l'Università
ottenne dal Conte
Garsia I Cavaniglia la licenza di costruire un mulino comunale
(vedi foto) sul Fiume Calore.
Il feudatario non perdeva niente per questa concessione fatta all'Università,
perché avrebbe continuato ad esigere, in danaro, mediante apposito bollettario,
il diritto di macinazione.
Eppure per concedere il permesso, pretese mille ducati. La costruzione del mulino
fu affidata ad un appaltatore locale, ma la diga, detta palata,
perché fatta di materiale legnoso, di pali, non resse a lungo alle intemperie.
Non durò molto neppure la ricostruzione in legno realizzata da carpentieri fiorentini.
La diga
fu rifatta in pietre da taglio, sotto la direzione dell'ingegnere
napoletano Giulio Caso, ed è quella che esiste ancora oggi.
Quando il fiume era in magra, la macinazione diventava difficile.
Nel 1638 furono
apportate delle modifiche al mulino, nella speranza di poter macinare senza
interruzioni, anche d'estate, quando l'acqua era scarsa, ma non si ottennero
buoni risultati.
Nel 1720 si deliberò di costruire un secondo mulino comunale
al Bagno. Il feudatario, che era allora il Principe
d'Angri, autorizzò la costruzione del nuovo mulino.
Il terremoto del 1980 lo distrusse completamente e i pochi
ruderi che restano danno ancora l'idea dell'organizzazione interna del mulino.
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