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Il Mulino Comunale

I Montellesi erano obbligati a servirsi dei mulini del feudatario, il quale esigeva i diritti di macinazione.
Nel 1500, essendo fermo per guasti il mulino feudale di Baruso, i cittadini dovevano andare a macinare in quello del Bagno, molto lontano dal paese. Per evitare questo inconveniente, nel 1565, l'Università ottenne dal  Conte Garsia I Cavaniglia la licenza di costruire un mulino comunale (vedi foto) sul Fiume Calore.
Il feudatario non perdeva niente per questa concessione fatta all'Università, perché avrebbe continuato ad esigere, in danaro, mediante apposito bollettario, il diritto di macinazione.
Eppure per concedere il permesso, pretese mille ducati. La costruzione del mulino fu affidata ad un appaltatore locale, ma la diga, detta palata, perché fatta di materiale legnoso, di pali, non resse a lungo alle intemperie.
Non durò molto neppure la ricostruzione in legno realizzata da carpentieri fiorentini.
La  diga fu rifatta in pietre da taglio, sotto la direzione dell'ingegnere napoletano Giulio Caso, ed è quella che esiste ancora oggi. Quando il fiume era in magra, la macinazione diventava difficile.
Nel 1638 furono apportate delle modifiche al mulino, nella speranza di poter macinare senza interruzioni, anche d'estate, quando l'acqua era scarsa, ma non si ottennero buoni risultati.
Nel 1720 si deliberò di costruire un secondo mulino comunale al Bagno. Il feudatario, che era allora il Principe d'Angri, autorizzò la costruzione del nuovo mulino.
Il terremoto del 1980 lo distrusse completamente e i pochi ruderi che restano danno ancora l'idea dell'organizzazione interna del mulino.




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